Wednesday, November 2, 2011

The lost art of buying from a butcher

Ovvero: "L'arte dimenticata di comprare dal macellaio". Va detto subito, il titolo è preso in prestito da un articolo del The New York Times (ecco il link) che racconta come nella Grande Mela stiano aprendo molti nuovi negozi di macellai. Una sorta di ritorno al tempo antico, ad un'arte (quella del negozio di quartiere) che si è persa da almeno una trentina di anni. Da quando cioè i favolosi '80s degli yuppies, quegli anni del miracolo economico avevano lanciato le grandi catene di supermercati. Posti idilliaci per chi va di fretta, per chi arriva alla cassa trafelato tra una telefonata di lavoro e la corsa contro il tempo per recuperare i figli alla scuola di calcio e precipitarsi a casa sperando di mettere insieme una cenetta passabile. Piccoli negozi, spesso a conduzione familiare a cui la crisi economica ha ulteriormente tagliato le gambe. Eppure qualcuno è sopravvissuto. Ecco. Tornare da uno di questi testimoni di un commercio che non è più e chiedere consiglio su quale pezzo di carne sia più saporito, quale varietà di patate più adatta per il purè, quale fiore regalare all'amica che festeggia la recente assunzione, sarebbe solo riappropriarsi di una buona abitudine.


Oh yes, the post title is the same of the recent New York Times article. I know. It's just a tribute thanking Florence Fabricant who makes me thinking about butcher's, greengrocer's and their role in our contemporary society.

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